Birmania. La terra del sorriso (Yangon - parte 2)
3 novembre 2017 – Yangon
La giornata oggi si presenta tranquilla, ci svegliamo alle 9.30, facciamo colazione in una bakery, volevamo solo una brioche senza crema, ma accompagnata a quello che abbiamo preso ci danno anche del latte da versarci dentro. Ne versiamo solo un po', il resto lo restituiamo, anche se la ragazza a cui l'abbiamo restituito quasi piangeva dal dispiacere…
Ci incamminiamo verso CHUK TATGHY, stavolta da veri temerari vogliamo coscientemente arrivarci col bus. Alla fermata della sera prima si fermano vari bus, tutti rigorosamente numerati con numeri birmani e con addetti che non parlano inglese, allora iniziamo a far vedere la foto del grande Buddha a cui vogliamo arrivare. Una decina ci dicono di no, alla fine ne troviamo uno che ci dice di si, ma saliti sul bus i passeggeri ci fanno capire che non è quello il bus, l'autista invece dice di si.. che fare? I passeggeri fanno dei segni strani come per dire si è questo ma non è questo ma non è questo, iniziano a parlarci in birmano, che sembra una lingua dove tutto assomiglia a un blblblblblblblblb ehhhh, per dirci…. Beh non abbiamo capito nemmeno noi cosa volevano dirci, abbiamo intuito che forse avremmo dovuto cambiare bus ad un certo punto, ma lasciamoci guidare dal destino. Infatti ad un certo punto ci hanno indicato di dover scendere e andare a prendere un bus dall'altro lato della strada che ci ha portato fin dove volevamo arrivare.
In realtà c'è una energia particolare qui in Birmania, tutti sorridono e tutti ti sorridono, la risposta a tutto è un sorriso, ad uno spintone come ad uno sguardo, il sorriso è la risposta, ed è una energia che ti prende dentro perché forse loro l'hanno capito che il sorriso è il più potente mezzo di trasporto della felicità da un individuo ad un altro.
Essendo la festa della luce, ci sono varie manifestazioni, nella pagoda ad esempio entrano vari altarini, accompagnati da musica e balli, composti da offerte al monastero di ogni genere, soldi, ma anche spazzolini e detersivi.
Due ballerine, spossate, distrutte, che sembrano in trance svengono, una dopo essersi ripresa ricomincia a ballare, come se non potesse fare a meno, continua a ballare anche quando la musica è ferma come se qualcosa dentro di lei le dicesse di continuare a farlo all'infinito, finchè un monaco dice a tutti di fermarsi e portarla dentro.
Due ballerine, spossate, distrutte, che sembrano in trance svengono, una dopo essersi ripresa ricomincia a ballare, come se non potesse fare a meno, continua a ballare anche quando la musica è ferma come se qualcosa dentro di lei le dicesse di continuare a farlo all'infinito, finchè un monaco dice a tutti di fermarsi e portarla dentro.
Prendiamo un taxi per andare al lago Kandawgi, una passerella di legno, a volte dissestata e con assi di legno traballanti, costeggia il lago.
È pieno di fidanzatini che camminano abbracciati, o mano per la mano, hai capito a sti birmani? Prima sulle guide ci dicono che non è “tollerato” il contatto fisico tra due fidanzati (mentre tra due amici dello stesso sesso si), e poi se ne vanno camminando in questo modo, sti SVERGONATI! Intanto la vista sul lago è stupenda, complice un palazzo al centro a forma di nave con a prua due dragoni che fanno da guardiani (oggi è un ristorante)
È pieno di fidanzatini che camminano abbracciati, o mano per la mano, hai capito a sti birmani? Prima sulle guide ci dicono che non è “tollerato” il contatto fisico tra due fidanzati (mentre tra due amici dello stesso sesso si), e poi se ne vanno camminando in questo modo, sti SVERGONATI! Intanto la vista sul lago è stupenda, complice un palazzo al centro a forma di nave con a prua due dragoni che fanno da guardiani (oggi è un ristorante)
Ci facciamo tutta la passerella e dopo un' ora buona di cammino arriviamo alla Shwedapagoda per vederla anche di giorno e probabilmente con l'oro che brilla di più e il contrasto con il bianco e il verde è anche più bella che di sera.
Andiamo a mangiare al Feel Myanmar food, facendo un po' di fatica a trovarlo in quanto da fuori sembra una bancarella da street food, mentre sul retro nasconde un ristorante. Annamaria prende un risotto io delle polpette al tofu e carne di qualcosa immerse in qualcosa che sembrava peperoncino allo stato fuso, infatti stavolta tocca a me dire di non aver mai mangiato qualcosa di più piccante, non a caso mi stavo strozzando più volte, sudato come dopo una maratona: ho sudato così tanto che il sudore mi usciva anche dagli occhi.
La cosa più divertente è che c'era una composizione di candele fatta con le lettere MPT, la maggiore compagnia di rete mobile nazionale (la nostra TIM), mi vado a girare e c'è proprio uno stand della MPT, dove davano sia candele che volantini di offerte promozionali… all'interno del tempio!
Fuori dal tempio invece c'è una festa in piena regola, con palco, musica, luci, bancarelle etc.. ci facciamo un giro prima di dormire, ma quando sentiamo che sul palco suona DESPACITO capiamo che in fondo tutto il mondo è paese e che in fondo c'è qualcosa di comune a tutti gli uomini in qualsiasi angolo della terra abitino.











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