Birmania. La terra del sorriso (Yangon - parte 1)

Yangon – ore 00.20 locali – 2 novembre 2017

Dopo averla tanto sognata, inseguita, aspettata… siamo in Birmania (anche se la giunta militare cambio’ il nome in Myanmar per me sarà sempre Birmania).
Il viaggio è iniziato con un volo Air China da Roma a Pechino di 10 ore e uno da Pechino a Yangon di 5 ore.
Rispetto all'India ho notato una reazione diversa da parte delle persone a cui dicevo di andare in Birmania, probabilmente pochi sapevano dov'era, qualcuno lo immaginava, qualcun altro lo sospettava ma fatto sta che la prima domanda che mi hanno rivolto quasi tutti è stata: “Quante ore di volo sono?”.
Quando dicevo (erroneamente perché avevo sbagliato i calcoli) sono 13 ore di volo (sono 15 in realtà) la reazione unanime era una faccia meravigliata e terrorizzata come per dire: “Uà, così tanto?”, Ci siamo posti la questione di tanta meraviglia e siamo arrivati alla conclusione che probabilmente abbiamo un orizzonte temporale del futuro e del passato molto limitato: cosa sono 13 ore in una vita intera? Quante 13 ore hai passato nella tua vita a fare qualcosa?

Mi piacerebbe che quando dico di lavorare 8 ore al giorno la gente mi guardasse e dicesse: “Uà 8 ore??” e io “Hai ragione… sono troppe”
Ritornando al viaggio, le 10 ore del primo volo passano in fretta, tra una dormita e un po' di lettura visto che i monitor davanti a noi non davano alcun film in italiano. Facciamo uno scalo a Pechino di 5 ore e mezza ripromettendoci di dare uno sguardo alla città al ritorno quando ne dovremmo fare 7 e mezza di scalo.
Prendiamo posto su delle sedie, ci sdraiamo e ci addormentiamo, ad un tratto viene un'addetta che ci urla "Pusan Pusan Pusan” ci svegliamo all'improvviso credendo che ci stessero cazziando perché non ci si potesse sdraiare sulle sedie. Con la ragazza che continua ad urlarci contro capisco qual è il problema… era l'ultima chiamata per lil volo per Busan, e l'addetta credeva che ci eravamo addormentati e non salivamo sull'aereo.
Né cinesì, ma si può mai svegliare la gente così? Torniamo a dormire.
Anche il Pechino – Yangoon passa in fretta, così in fretta che ci siamo svegliati solo per bere e per mangiare. In realtà nelle 20 ore del viaggio non abbiamo fatto altro che sedere, bere, mangiare, dormire, andare in bagno. Atterriamo a Yangon alle 22.30 locali.
Arrivati all'aeroporto passiamo agevolmente il controllo per il visto, preleviamo dall'ATM prima di uscire, e siamo in Birmania. Come previsto una folla di tassisti o chi gestisce il servizio taxi ci assale, mi fermo al secondo, aveva una giacchetta blu e un blocco per ricevute in mano: non sarà abusivo. Iniziamo a contrattare (poco a dire la verità) e ci fermiamo a 10000 kyat (piú o meno 6 euro che avevo letto essere il prezzo medio per una corsa dall'aeroporto di 45 minuti circa). Andiamo al taxi che ci deve accompagnare e il tipo che ci ha fermato viene accolto come un eroe dagli altri tassisti! Scene di giubilo, pacche sulle spalle, ce l'aveva fatta, anche se ci è venuto qualche dubbio che avesse capito dove dovessimo andare.
Fortunatamente il tassista invece conosceva l'albergo, un ostello in realtà, e ci ha accompagnato fin sotto e ripeto fortunatamente, perché a quell'ora e con quel buio, senza insegne non l'avremmo trovato mai.
Facciamo il checkin e ci scegliamo un letto, da me affettuosamente chiamato LOCULO perché tale sembra, anche se devo dire la verità ha parecchi confort tra cui una gruccia e un gancio per appendere l'asciugamano o i panni. 





Ci svegliamo alle 7.30, scendiamo e ci ritroviamo nel 1700 … ehm a Yangon! Fa un caldo umido che ci meraviglia, questo dovrebbe essere uno dei periodi più freschi dell'anno…. Figurati quelli più caldi…
Qui trovi cibo di strada a quasi ogni metro, e gente che mangia a tutte le ore, pensavamo che all'ora in cui siamo scesi si facesse colazione invece c'era gente che mangiava fritture varie, spiedini di carne e tante altre cose “non da colazione”. Purtroppo ho un raffreddore che mi impedisce di sentire gli odori, ma Annamaria mi dice che ci sono odori fortissimi e pungenti, bene, odori tipo India.
Andiamo a visitare il tempio cinese vicino all'ostello, piccolo con dei colori vivi e intensi. 








Ci incamminiamo verso la Sule Pagoda, scansando migliaia di venditori ambulanti di cibo e altre cose, attraversando avventurosamente le strade, in realtà ci sarebbero pure dei semafori ma gli altri pedoni non li rispettano, possiamo mai rispettarli noi che veniamo da Napoli? Dobbiamo tenere alto l'onore. Annamaria fotografa un po' di tutto, chiede di fotografare delle signore che stanno friggendo non so cosa con un olio che farebbe concorrenza al sint 2000.



Arriviamo alla Sule pagoda che è piazzata all'interno di una rotonda, all'incrocio di due strade molto trafficate. Paghiamo l'ingresso,(3000k, circa 2 euro) ci togliamo scarpe e calzini ed entriamo… il tempio è a pianta circolare con vari templi sulla circonferenza e una pagoda centrale.






Prendiamo dei fiori da portare al Buddha, e dentro al templio un ragazzino ci dice come posizionarli e cosa fare dopo averli posizionati.
Questo ragazzino mi fa emozionare quando ci chiede di dove siamo e gli diciamo Italy, lui ci dice “oh, Italy, Baggio”, sperando che si riferisse a Roberto e non a Dino o Eddy mi ha fatto pensare che forse nel mondo non siamo famosi solo per gli spaghetti, la mafia o Berlusconi (le ultime due cose possono essere usati come sinonimi) ma anche per qualcosa di esteticamente, sportivamente, moralmente Bello.
Dopo la Sule Pagoda ci incamminiamo verso la BOUTUTANGA pagoda, una delle poche pagode cava all'interno e quindi visitabile. Nel labirinto dorato ci sediamo e ci riposiamo per qualche minuto, una coppia di birmani ci chiede di farci una foto, acconsentiamo, ne facciamo 2 una col marito e una con la moglie!
IN BIRMANIA SIAMO DELLE STAR!






 

Andiamo a mangiare al 999 noodle shop di cui avevo sentito parlare, scelgo io anche per Annamaria dei noodles fritti con carne di maiale, il cameriere mi dice che sono piccanti, ok poco male… solo una volta arrivato il piatto in tavola scopriamo quanto piccanti!!
Beviamo 2 litri d'acqua, Annamaria dice di non aver mai mangiato una cosa così piccante, io ho il raffreddore ma dopo questo piatto i miei muchi inizieranno a sciogliersi e a liberarmi, un apocalisse!
Torniamo in ostello a riposarci qualche ora.
Scendiamo per andare alla Shwedagon Pagoda di sera, la più grande pagoda della Birmania, dall'ostello sono circa 40 minuti di cammino, ma arrivati in Shwedagon Road vedo un bus del trasporto pubblico locale, chiedo se va a Shwedapagoda ebbene si… con soli 400 kyat (poco piu di 20 centesimi) arriviamo diritti spediti alla pagoda.
Paghiamo l'entrata, ovviamente il solito “salasso” solo per stranieri, (5 euro a testa) e ci si apre un mondo, la Shwedapagoda in se è stupenda ma molto più stupendo la vita che c'è intorno… infatti il tempio oltre che un luogo di culto è anche un luogo di ritrovo… complice la festa della luce di questi giorni, è superaffollata di famiglie che mangiano, amici che scherzano, fidanzatini che fanno lo “struscio” e bambini che giocano, un gruppo di questi bambini chiede ad Annamaria di fargli una foto e dopo essersi rivisti nello schermo della reflex furono entusiasti, uno dei bambini mi ha anche dato il 5!






Ad un certo punto, in mezzo a questa moltitudine di persone io a Annamaria ci perdiamo, dramma, tragedia, inizio a pensare come ritrovarla, no non c'è una soluzione, se sto fermo rischiamo che anche lei sta ferma e non ci troviamo, se continuo a camminare e lei continua a camminare non ci beccheremo mai, il cellulare non prende, non ha i soldi per tornare a casa, ma che dico, NON HA NEMMENO LE SCARPE PER TORNARE A CASA!! Mi metto in un punto alto per riuscire a guardare meglio e dopo un po' mi raggiunge Annamaria, felice perché aveva fotografato una cosa molto bella -.-
Una delle caratteristiche della festa della luce è che in ogni tempio c'è una gara di tessitura, vince la donna che riesce a tessere il vestito di un monaco buddista in una sola notte. Alla Shwedapagoda c'è la gara piu importante della nazione, per l'occasione viene attrezzato anche un maxischermo che nemmeno alla finale dei mondiali. 




Non siamo riusciti a sapere chi ha vinto, ma secondo me sta gara serve ai monaci per avere tuniche gratis e in poco tempo!
Rientriamo in ostello, a piedi stavolta, senza pericoli di alcuna sorta, il primo giorno a Yangon è passato.

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