Birmania. La terra del sorriso (Bago)

Bago – 5 novembre
Ieri giornata piena, ci alziamo alle 4.30 per prendere il treno che da Yangon ci porta a Bago alle 6.00
Per essere sicuri di arrivare in tempo vorremmo prendere un taxi, i primi tre però non capiscono l'espressione “train station” “railway station” non capiscono nemmeno “train”, ma come??? Train si impara alla prima lezione di inglese, non riusciamo a crederci! Al quarto tentativo, facciamo vedere al tassista sulla mappa dove vogliamo andare e quando siamo vicino alla stazione gliela indichiamo.
Il treno parte in orario, ci regalano anche una bottiglina d'acqua. Sul biglietto del treno è chiaramente indicata la voce “life insurance” (assicurazione sulla vita) a cui è destinata una parte del costo del biglietto,
e dopo poco capiamo perché, nonostante il treno non superi i 40/50 Km orari i vagoni iniziano a dondolare pesantemente, stando in piedi è difficile restare in equilibrio poi dopo un po' la situazione si stabilizza e attraversiamo periferie di città di una povertà estrema e paesaggi di campagna meravigliosi, il tutto rigorosamente con la porta aperta il che permette ad Annamaria di poter fare foto mentre io mi addormento un po'.





Arriviamo a Bago in orario e in meno tempo di quanto ci avrebbe messo il pullman, appena usciti dalla stazione ci ritroviamo nel caos di un mercato del sud-est asiatico, con bancarelle che macellano animali di ogni tipo e arrivati sulla strada principale sembra che tutti i motorini non presenti a Yangon (dove vige uno strano divieto di circolazione per moto e Tuk tuk) siano lì. Attraversiamo coraggiosamente la strada, e ci dirigiamo alla guesthouse San Francisco dove due gentili signore oltre a darci la camera ci prenotano anche il biglietto del bus per andare a Kinpun, base di partenza per visitare la Golden Rock: partenza alle 8.30 ma come scopriremo ben presto l'orario di partenza che ti danno è solo indicativo e può andare da quell'ora fino all'infinito e oltre.

Dopo 10 minuti, alle 8.20 ci viene a prendere il tipo da cui le signore avevano acquistato il biglietto per noi, 10 minuti di attesa e ci porta alla stazione dei bus, ci mettiamo insieme a lui sul bordo della strada principale in attesa di chissà quale bus che però non arriva. Dopo quasi un'ora di attesa, ci porta di nuovo nella stazione dei bus e ci fa salire su un pullmino da 15 posti dicendo che sarebbe partito tra qualche minuto solo che, come abbiamo scoperto, qui i bus partono solo quando sono pieni, quindi abbiamo aspettato un'altra mezz'ora prima di poter partire.
In un paio d'ore arriviamo a Kinpun dove per salire alla GoldenRock bisogna salire su dei camion con il cassone sul retro “attrezzato” per il trasporto persone. Diciamo che sarebbero fuorilegge in quasi tutti i paesi europei per mancanza di sistemi di sicurezza. 

E così stipati in 42 in poco spazio, saliamo per questo sentiero ripido di montagna, pregando tutti gli dei possibili, immaginabili e inimmaginabili, anche perché vediamo su altri camion gente rimettere anche l'anima. Arriviamo sani e salvi in cima ed entriamo nel templio dedicato alla Golden Rock, una grande roccia d'oro inspiegabilmente in bilico sulla montagna, resistendo anche a terremoti. 





 

Vige il divieto per le donne di avvicinarsi alla roccia, anche qui si dice “chi dice donna dice danno” e potrebbero far cadere la roccia dopo secoli e secoli in bilico. Restiamo un po' sulla terrazza tra la gente accampata, anche per la notte, e scendiamo. La discesa con il camion è anche più paurosa della salita, incontriamo sul mezzo un gruppo di donne in pellegrinaggio che urla come se fosse al Luna Park. In attesa del bus del ritorno mangiamo del riso con fagioli e degli involtini frittti con pollo e molto molto aglio, mettendo a repentAGLIO i nostri rapporti sociali. 




Ci dirigiamo al bus, partenza prevista alle 16.30 ma si riempe solo un'ora dopo.
La cosa curiosa è che il bus partiva davanti all'agenzia che ci ha venduto i biglietti, cioè in un vicoletto stretto da cui si entrava solo attraverso una curva a L strettissima. Non so come abbiano fatto a farlo entrare e non sforare il principio di impenetrabilità dei corpi.
Un paio d'ore ed arriviamo, distrutti, in albergo.

Commenti

Post più popolari